Terza eta'

Perché gli anziani hanno sempre freddo? Le cause e cosa fare

Chi ha un genitore o un nonno anziano lo sa bene: anche d'estate, anche in una stanza tiepida, c'è sempre qualcuno che chiede di alzare il termostato, che non si toglie il cardigan, che tiene i piedi sotto una coperta. Non è una questione di capriccio o abitudine: sentire freddo in modo più intenso e costante è un fenomeno fisiologico reale, documentato dalla medicina, che riguarda la grande maggioranza delle persone con l'avanzare dell'età.

Capire perché succede è importante — non solo per curiosità, ma perché il freddo, soprattutto se prolungato, non è una semplice scomodità: può rappresentare un rischio serio per la salute.

Il sistema di termoregolazione invecchia con noi. Il nostro corpo mantiene la temperatura interna costante (attorno ai 37°C) grazie a un sistema di termoregolazione controllato dall'ipotalamo, una struttura cerebrale che funziona come un termostato biologico. Con l'invecchiamento, questo sistema diventa meno efficiente: i meccanismi per produrre, conservare e distribuire il calore si deteriorano, rendendo gli anziani molto più vulnerabili alle variazioni di temperatura esterna.

A questo si aggiunge un fatto sorprendente: molti anziani non percepiscono correttamente il freddo. La sensibilità dei recettori termici sulla pelle diminuisce, e questo significa che una persona può trovarsi in uno stato di raffreddamento pericoloso senza avvertire l'urgenza di scaldarsi — un rischio ancora più elevato in chi soffre di demenza o Alzheimer.

Le cause principali: cosa cambia nel corpo.

1. Pelle più sottile, meno isolamento

Con l'età, lo strato più profondo della pelle (il derma) si assottiglia progressivamente, e si riduce anche lo spessore del tessuto adiposo sottocutaneo. Questo grasso non è solo una riserva energetica: funziona da isolante termico naturale, trattenendo il calore corporeo. Senza di esso, il calore si disperde molto più facilmente verso l'esterno.

2. Sarcopenia: i muscoli producono calore

I muscoli sono i principali "fornelli" del nostro corpo: sono responsabili di oltre il 40% della produzione di calore a riposo, e fino all'85% durante l'attività fisica. Con l'età si verifica la cosiddetta sarcopenia, ovvero la perdita progressiva di massa muscolare. Meno muscoli significa meno capacità di generare calore — e una maggiore esposizione al freddo.
La sarcopenia è accelerata dalla sedentarietà, che a sua volta riduce ulteriormente la massa muscolare in un circolo vizioso.

3. Circolazione sanguigna più lenta

Il sangue è il sistema di trasporto del calore nel corpo: porta il calore prodotto al centro verso le estremità. Con l'invecchiamento, la circolazione periferica si rallenta e i vasi sanguigni perdono elasticità. Il risultato è che mani e piedi ricevono meno sangue caldo e si raffreddano più facilmente — spesso la prima cosa che notano gli anziani stessi.

4. Metabolismo basale rallentato

Il metabolismo basale — la quantità di energia che il corpo consuma semplicemente per restare in vita — si riduce di circa l'1-2% per decade dopo i 20 anni. Un metabolismo più lento produce meno calore, rendendo difficile mantenere una temperatura corporea stabile, soprattutto in ambienti freschi.

5. Meno "grasso bruno": la stufa naturale si spegne

Il grasso bruno è un tipo speciale di tessuto adiposo il cui unico scopo è produrre calore attraverso un processo chiamato termogenesi senza brivido: brucia calorie per riscaldare il corpo senza bisogno di movimento muscolare. È particolarmente abbondante nei neonati (ecco perché i bambini piccoli tollerano meglio il freddo). Con l'invecchiamento, il grasso bruno si riduce progressivamente, sottraendo al corpo uno dei suoi principali meccanismi di riscaldamento autonomo.

6. Patologie e farmaci

Molte malattie comuni nella terza età interferiscono direttamente con la termoregolazione:
  • Ipotiroidismo: la tiroide produce meno ormoni, rallentando il metabolismo e riducendo la produzione di calore
  • Diabete: le variazioni glicemiche influenzano la termoregolazione e possono danneggiare i nervi periferici (neuropatia), alterando la percezione della temperatura
  • Anemia: la carenza di emoglobina riduce la capacità di ossigenare i tessuti, aumentando la sensazione di freddo
  • Scompenso cardiaco e Parkinson: compromettono la risposta vasocostrittrice al freddo.

A tutto questo si aggiunge l'effetto di alcuni farmaci comunemente prescritti agli anziani — antidepressivi, ansiolitici, ipnotici, vasodilatatori — che possono interferire ulteriormente con la termoregolazione corporea.

Un rischio reale: l'ipotermia

La sensazione di freddo non è solo un disagio: può degenerare in ipotermia, ovvero un abbassamento della temperatura corporea sotto i 35°C. Questa è un'emergenza medica, e il pericolo è tanto più insidioso perché gli anziani possono non accorgersi della gravità della situazione.
I sintomi iniziali — letargia, confusione, rallentamento dei movimenti, sonnolenza, respiro e battito cardiaco ridotti — sono facili da confondere con la stanchezza normale o con i sintomi di altre condizioni. Negli anziani oltre i 75 anni, il rischio di morire di ipotermia è 5 volte più alto rispetto ai soggetti sotto i 75 anni.

Secondo la Società Italiana di Gerontologia e Geriatria, 1 anziano su 4 in Italia ha freddo in casa durante i mesi invernali, con effetti deleteri su salute e qualità di vita. La temperatura ideale per gli ambienti domestici dove vivono persone anziane è di 22°C — non 19° come prevede la normativa generale.

Freddo in casa: i rischi per cuore e ossa

Vivere in ambienti troppo freddi non è solo scomodo: studi epidemiologici dimostrano che aumenta concretamente il rischio di ictus e infarto. Quando la temperatura ambientale scende, i vasi sanguigni si restringono, la pressione arteriosa sale e il sangue diventa più denso — aumentando i livelli di fibrinogeno e di altre molecole responsabili della coagulazione. Il cuore è costretto a lavorare di più.

Il freddo aumenta anche il rischio di cadute: i muscoli si irrigidiscono, i riflessi rallentano, e il dolore cronico legato ad artrite e artrosi peggiora. D'inverno, in Italia, si registra un'epidemia di fratture legate alle cadute — soprattutto nelle regioni del Nord.

Come aiutare un anziano a stare al caldo

Alcune strategie pratiche che fanno davvero la differenza:

Ambiente domestico
  • Mantenere la casa a 22°C nelle stanze di soggiorno e a non meno di 18°C in camera da letto
  • Usare tappeti nei pavimenti freddi
  • Eliminare le correnti d'aria da finestre e porte

Abbigliamento
  • Vestirsi a strati, preferendo fibre naturali come lana e cotone
  • Non trascurare mani, piedi e testa, dove si disperde più calore
  • Calze termiche e pantofole chiuse anche in casa

Alimentazione e idratazione
  • Pasti regolari e caldi stimolano il metabolismo e la produzione di calore
  • Cibi ricchi di ferro e proteine supportano la termoregolazione
  • Mantenere una buona idratazione (il freddo aumenta la minzione e il rischio di disidratazione)

Movimento
  • Anche una breve passeggiata o semplici esercizi da seduti attivano i muscoli e stimolano la circolazione
  • Il movimento regolare rallenta la sarcopenia e mantiene più efficiente il sistema di termoregolazione

Attenzione ai segnali di allarme
  • Confusione, sonnolenza insolita, tremori o pallore eccessivo possono essere segnali di ipotermia: in questi casi è necessario intervenire subito e, se i sintomi sono marcati, chiamare il medico

Quando consultare il medico

Se la sensazione di freddo è molto intensa, persistente o accompagnata da altri sintomi (stanchezza estrema, peso in calo, palpitazioni), è importante parlarne con il proprio medico. Potrebbe nascondere una condizione come l'ipotiroidismo o l'anemia — due cause molto diffuse e facilmente trattabili.
In questo caso, come in molti altri, sentire freddo non è una questione da ignorare: è il corpo che chiede attenzione.