Quel farmaco si chiamava Aducanumab (nome commerciale Aduhelm). La sua storia è diventata uno dei casi più discussi e controversi della medicina degli ultimi anni — e ha aperto la strada a una nuova generazione di terapie che stanno oggi cambiando davvero le cose.
Cos'è l'Alzheimer: il problema delle placche amiloidi
Prima di capire come agisce Aducanumab, è utile ricordare cosa succede nel cervello di chi si ammala di Alzheimer. Il morbo colpisce oggi oltre 55 milioni di persone nel mondo, e in Italia circa 700.000 — con numeri destinati a crescere con l'invecchiamento della popolazione.Uno dei meccanismi centrali della malattia è l'accumulo di placche amiloidi: aggregati di una proteina chiamata beta-amiloide che si depositano tra i neuroni, interferendo con la comunicazione cellulare e avviando un processo neurodegenerativo progressivo. Questo accumulo inizia anni — a volte decenni — prima che i sintomi cognitivi diventino visibili.
Aducanumab: un'approvazione storica, poi controversa
Dopo oltre 20 anni di ricerca sul fronte anti-amiloide, la FDA approvò Aducanumab il 7 giugno 2021 attraverso il percorso di approvazione accelerata — un meccanismo che consente l'accesso anticipato a terapie potenzialmente preziose per malattie gravi con bisogni terapeutici insoddisfatti, anche in presenza di incertezze residue sulla loro efficacia clinica.Aducanumab è un anticorpo monoclonale: una molecola progettata in laboratorio per riconoscere specificamente la proteina beta-amiloide e legarla, facilitandone la rimozione dal cervello attraverso il sistema immunitario. La somministrazione avveniva tramite infusione endovenosa mensile.
Il problema è che, fin dall'inizio, la sua approvazione fu altamente controversa. I due grandi studi di Fase 3 condotti su oltre 3.200 pazienti — denominati EMERGE ed ENGAGE — avevano mostrato risultati contraddittori: uno sembrava indicare un beneficio cognitivo, l'altro no. Alcuni membri del comitato consultivo della FDA si dimisero in segno di protesta contro la decisione di approvazione. In Europa, l'EMA rifiutò la commercializzazione di Aduhelm nel dicembre 2021, ritenendo che i dati non dimostrassero sufficientemente che i benefici superassero i rischi. Il prezzo inizialmente fissato da Biogen — 56.000 dollari l'anno per paziente — aggiunse ulteriori critiche.
La fine di Aduhelm: ritiro dal mercato nel 2024
Il 31 gennaio 2024, Biogen annunciò la discontinuazione di Aducanumab: il farmaco non sarebbe più stato sviluppato né commercializzato. L'azienda decise di chiudere anche lo studio clinico di Fase 4 (ENVISION) che la FDA aveva richiesto come condizione per la conferma dell'approvazione, dichiarando di non aver trovato partner né finanziamenti esterni per portarlo avanti.I pazienti con una prescrizione attiva poterono continuare il trattamento fino al novembre 2024, dopodiché Aduhelm cessò definitivamente di essere disponibile — meno di tre anni dopo la storica approvazione.
Nonostante il suo epilogo controverso, Aducanumab ha lasciato un'eredità importante: ha dimostrato che il concetto di terapia anti-amiloide è praticabile, ha accelerato la ricerca nel campo e ha spinto lo sviluppo di farmaci di nuova generazione con profili di efficacia e sicurezza più solidi.
La nuova generazione: Lecanemab e Donanemab
La storia non si è fermata ad Aducanumab. Anzi, proprio mentre questo veniva abbandonato, due nuovi anticorpi anti-amiloide stavano raccogliendo prove molto più convincenti.Lecanemab (Leqembi)
Sviluppato da Eisai e Biogen, lecanemab ha ottenuto la piena approvazione FDA nel luglio 2023, dopo che uno studio di Fase 3 — il CLARITY-AD, pubblicato sul New England Journal of Medicine su 1.795 pazienti — ha dimostrato una riduzione del declino cognitivo del 27% rispetto al placebo nell'arco di 18 mesi.In Europa, il percorso è stato accidentato: l'EMA aveva inizialmente respinto la domanda nel luglio 2024, per poi rivalutarla su richiesta dell'azienda e approvare il farmaco nel novembre 2024. La Commissione Europea ha formalizzato l'autorizzazione il 15 aprile 2025, rendendo lecanemab il primo anticorpo monoclonale anti-amiloide approvato nell'Unione Europea.
In Italia, l'IRCCS San Raffaele di Milano ha avviato la somministrazione già dal settembre 2024, in regime di uso terapeutico controllato. L'AIFA ha classificato lecanemab con la determinazione n. 951/2025, primo passo verso la rimborsabilità.
L'indicazione è rivolta a pazienti adulti con lieve deterioramento cognitivo (MCI) o demenza lieve da Alzheimer, con positività confermata per amiloide, e non portatori di due copie del gene ApoE4 (che aumenta il rischio di effetti avversi).
Donanemab (Kisunla)
Sviluppato da Eli Lilly, donanemab ha ricevuto l'approvazione FDA nel luglio 2024 e quella della Commissione Europea il 26 settembre 2025, dopo una prima bocciatura dell'EMA seguita da riesame dei dati. Agisce anch'esso sulle placche amiloidi, con un profilo leggermente diverso da lecanemab.Cosa significano questi farmaci: un chiarimento importante
È fondamentale essere chiari su cosa questi trattamenti possono e non possono fare.Non si tratta di cure risolutive. Il beneficio documentato è un rallentamento del declino cognitivo, non una regressione della malattia o un recupero delle funzioni perdute. In alcuni pazienti, il miglioramento nella progressione può essere difficilmente percepibile nella vita quotidiana. Si tratta però di un cambiamento di paradigma: per la prima volta, la scienza ha dimostrato che è possibile modificare il decorso biologico dell'Alzheimer, non solo gestirne i sintomi.
I trattamenti richiedono un monitoraggio attento, inclusa la risonanza magnetica seriata per individuare precocemente le ARIA (Amyloid Related Imaging Abnormalities) — anomalie cerebrali che possono emergere come effetti avversi, in particolare in pazienti portatori del gene ApoE4.
Una nuova era per la ricerca
La storia di Aducanumab — con i suoi trionfi, le controversie e il suo epilogo — ha insegnato alla comunità scientifica lezioni preziose sulla complessità della malattia di Alzheimer, sui limiti dei biomarcatori come proxy dell'efficacia clinica e sul peso delle aspettative in un campo dove la sofferenza dei pazienti e delle famiglie è enorme.Oggi, con lecanemab e donanemab disponibili, e con decine di altri candidati in fase di sviluppo — inclusi farmaci che agiscono sulla proteina tau, sull'infiammazione cerebrale, sul metabolismo del glucosio — la ricerca sull'Alzheimer vive il suo momento più promettente. Non è ancora la vittoria, ma è il primo passo concreto su una strada che per vent'anni sembrava senza uscita.
